Il mondo si trova ad affrontare un nuovo eccezionale problema di salute pubblica causato dal coronavirus della sindrome respiratoria acuta grave 2 (SARS-CoV-2), successivamente definito malattia da coronavirus 2019 (COVID-19) dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).
Sebbene i sintomi clinici siano stati per lo più caratterizzati, la comunità scientifica non sa ancora come il SARS-CoV-2 riesca a raggiungere e diffondersi nel sistema nervoso centrale (SNC) inducendo danni cerebrali. La recente individuazione del SARS-CoV-2 nel liquido cerebrospinale (CSF) e in sezioni del lobo frontale provenienti da esami postmortem ha confermato la presenza del virus nel tessuto neurale.
Questa scoperta rivela una nuova direzione nella ricerca di una strategia neuroterapeutica nei pazienti COVID-19 con malattie di base. In questa sede, discutiamo l’epidemia COVID-19 in un contesto di neuroinvasività e suggeriamo l’uso terapeutico di alte dosi di melatonina, che potrebbero modulare favorevolmente la risposta immunitaria e la neuroinfiammazione causata dal SARS-CoV-2. Tuttavia, gli studi clinici che chiariscono l’efficacia della melatonina nella prevenzione e nella gestione clinica dei pazienti affetti da COVID-19 dovrebbero essere incoraggiati attivamente.